Rita Levi-Montalcini

Rita Levi-Montalcini - cv

Nel 2001 Rita Levi-Montalcini, in occasione del Forum Ambrosetti, a Cernobbio, propose di far nascere un Istituto di ricerca internazionale in Italia dedicato interamente alla ricerca sul cervello.

La proposta fu accolta con entusiasmo e nel 2002 nacque l'European Brain Research Institute (EBRI).

EBRI si dedica a promuovere la visione di Rita Levi-Montalcini di un istituto di eccellenza scientifica nella ricerca sul cervello che avrebbe attratto scienziati stranieri in Italia così come offrire ai neuroscienziati italiani, che lavorano in prestigiosi istituti stranieri, l'opportunità di ritornare in Italia.

 

 

 

Biografia Rita Levi Montalcini

Rita Levi Montalcini nasce il 22 aprile 1909 a Torino, insieme a sua sorella gemella Paola.
Si laurea in medicina all’Istituto di Anatomia Umana dell’Università di Torino con il Prof. Giuseppe Levi. Sin dai primi anni dell’università si dedica allo studio del sistema nervoso.

Nel 1938 la proclamazione delle leggi razziali le vieta di continuare i propri studi all’università. Questo non le impedisce di continuare i propri studi sui meccanismi della differenziazione del sistema nervoso prima in Belgio e poi di nuovo a Torino nel 1940, in un piccolo laboratorio privato.
Durante l’occupazione tedesca, lei e la sua famiglia trascorrono un periodo a Firenze per nascondersi dai nazisti, ma rimandendo in costante contatto con i dirigenti del Partito d’Azione.

Su invito del Prof. Viktor Hamburger nel 1947 si trasferisce negli Stati Uniti alla Washington University di St Louis nel Missouri, per continuare le ricerche iniziate a Torino e per insegnare neurobiologia. Nel 1952 si reca in Brasile per continuare i propri esperimenti di cultura in vitro, presso l’Istituto di Biofisica dell’Università di Rio de Janeiro, ospite del direttore Prof. Carlo Chagas.

Gli esperimenti effettuati in Brasile nel dicembre 1952 portano all’identificazione del fattore di crescita delle cellule nervose (Nerve Growth Factor, acronimo NGF). In seguito al suo ritorno a St. Louis nell’inverno 1953, viene affiancata nella ricerca dal giovane biochimico Stanley Cohen. Insieme, usando il sistema in vitro ideato da Rita Levi Montalcini, effettuano la prima caratterizzazione biochimica del fattore di crescita.

Questo lavoro viene premiato con il premio Nobel per la Medicina nel 1986.

Nel 1969 si stabilisce definitivamente in Italia per assumere la direzione dell’Istituto di Biologia Cellulare del CNR a Roma, al quale tuttora dedica parte del suo tempo. Dal 1983 al 1998 ha diretto l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, inoltre è membro delle più prestigiose accademie scientifiche, come l´Accademia Nazionale dei Lincei, l´Accademia Pontificia, l´Accademia delle Scienze, the National Academy of Sciences negli USA e la Royal Society.

E' presidente della Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus, che finanzia borse di studio a sostegno dell'istruzione di donne africane.

Nel 2001 è stata nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica.

Nel 2002 ha fondato l'EBRI di cui è stata Presidente fino alla sua scomparsa, avvenuta il 30 dicembre 2012, all'età di 103 anni.

Elogio dell'imperfezione

Rita Levi-Montalcini ha dedicato la sua vita alla scienza ed all'umanita'. Il seguente testo, tratto dalla sua autobiografia "Elogio dell'imperfezione", testimonia il suo esemplare modus operandi nella vita. Speriamo che serva da ispirazione a molti.

“La mancanza di complessi, una notevole tenacia nel perseguire la strada che ritenevo giusta e la noncuranza per le difficoltà che avrei incontrato nella realizzazione dei miei progetti, lati del carattere che ritengo di avere ereditato da mio padre, mi hanno enormemente aiutato a far fronte agli anni difficili della vita.

A mio padre come a mia madre debbo la disposizione a considerare con simpatia il prossimo, la mancanza di animosità e una naturale tendenza a interpretare fatti e persone dal lato più favorevole. …Considerando in retrospettiva il mio lungo percorso, quello di coetanei e colleghi e delle giovani reclute che si sono affiancate a noi, credo di poter affermare che nella ricerca scientifica, né il grado di intelligenza né la capacità di eseguire e portare a termine con esattezza il compito intrapreso, siano i fattori essenziali per la riuscita e la soddisfazione personale.

Nell’una e nell’altra contano maggiormente la totale dedizione e il chiudere gli occhi davanti alle difficoltà: in tal modo possiamo affrontare problemi che altri, più critici e più acuti, non affronterebbero. …ho tentato, come risulterà dalla lettura di questo libro, che è una specie di bilancio o rapporto finale, di conciliare due aspirazioni inconciliabili, secondo il grande poeta Yeats: «Perfection of life, or of the work».

Così facendo, e secondo le sue predizioni, ho realizzato quella che si può definire «imperfection of the life and of the work». Il fatto che l’attività svolta in modo così imperfetto sia stata e sia tuttora per me fonte inesauribile di gioia, mi fa ritenere che l’imperfezione nell’eseguire il compito che ci siamo prefissi o ci è stato assegnato, sia più consona alla natura umana così imperfetta che non la perfezione.”

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